7 domande a David Goettler, protagonista della spedizione The North Face “Summit Series”

Il sogno di David inizia a sette anni quando il padre gli fa conoscere le Alpi, l’Islanda e i monti Hoggar. Oggi la sua passione per l’avventura e le grandi imprese si è trasformata in uno stile di vita. David Goettler, guida alpina professionista, ha conquistato cinque 8000 (GasherbrumII, Broad Peak, Dhaulagiri, Lhotse e Makalu), ha tentato due volte il K2 e ha firmato la Supercanaleta sul Fitz Roy in Patagonia nel 2003. “Amo il ghiaccio, il vento e la neve. Adoro essere esposto, essere all’aperto, essere parte di una grande avventura. Apprezzo l’amicizia, la natura stessa e la presenza di ciò che io sperimento sulle montagne. Affrontare questa sfida non significa nient’altro che essere vivo”.

David, nato a Monaco di Baviera nel 1978, è stato scelto da The North Face per testare la nuova collezione Summit Series durante la spedizione in Nepal del febbraio scorso. La Summit Series, creata da e per la community di alpinisti e climber, è disponibile per un breve periodo di tempo in alcuni punti vendita selezionati e online ed è composta da sei strati innovativi e tecnologici (capi baselayer Summit L1 Top e Pant, midlayer Summit L2 Jacket, strato intermedio ultra leggero Summit L3 Jacket, strato intermedio sintetico più caldo Summit L4 Jacket, abbigliamento a guscio esterno Summit L5 Shell e Shell Pant, strato finale Summit L6 Jacket).

David quando parliamo di spedizioni, parliamo sempre del campo base, quella città degli alpinisti ai piedi delle montagne. Ma cos’è per voi il campo base?

E’ la mia casa. E’ il posto dove vai quando parti o torni dalla montagna, dove ti rilassi, dove alcuni chef ti cucinano grandi prelibatezze e i tuoi piatti preferiti. Non dimenticherò mai la pasta fatta cucinare da Simone (Moro, ndr) ai piedi del Nanga!

Te lo chiederanno in tanti e sembrerà scontato ma: cos’è per te la montagna?

Un posto dove vivo intensamente la vita, dove mi innamoro ogni istante. E’ un luogo unico, puro. E’ la mia “persona”.

Cosa consigli agli alpinisti della domenica che, in questo periodo, iniziano a scalare, a volte senza metterci la testa?

La montagna va studiata e va scalata un passo alla volta. Per avvicinarsi bisogna conoscere i propri limiti; non è necessario rischiare o fare imprese impossibili per comprenderla.

Chi è il tuo idolo?

Ci sono tantissime persone che mi hanno influenzato, a partire da mio padre, ma poi ho sempre cercato la mia strada.

La tua montagna preferita?

In estate vivo in Spagna, in inverno a Chamonix. Aspetto sempre questo momento per scalare e sciare nel Monte Bianco.

Tu sei stato il compagno di cordata di Gerlinde Kaltenbrunner, la prima donna che ha scalato il K2 senza ossigeno. Cosa ci racconti del rapporto tra la montagna e le donne?

Oh, sono simili in tante cose. Le donne e le montagne amano le sfide, sono complicate, difficili e lunatiche. Hanno momenti sì e assolutamente no. Tutto sommato, però, i miei migliori partners di spedizione sono state delle donne.

Quali sono le vette che sogni di raggiungere?

Il Nanga, l’Everest e il Kangchenjunga, ma non è importante scalarle tutte, intorno ce ne sono tante altre! Per me è fondamentale mantenere il rapporto con la montagna, sentirla e divertirmi con lei ancora a 75 anni come fa mio padre.

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Margherita Tizzi

In questi ultimi anni all’arrembaggio l’amore di Margherita per il giornalismo embedded è cresciuto e maturato. Resta il suo sogno – accanto a quello (nel cassetto) di diventare una maestra di sci e di trasformare l’Italia in un paese consapevole dei tesori che conserva. E’ il babbo pittore, infatti, che le ha trasmesso l’amore incondizionato per l’arte e il design...

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